Taiji per la terza età

Da alcuni anni guido i corsi di taiji quan e qi gong per il “Centro Anziani” di Via Tonale del Comune di Sesto San Giovanni.

Di questo devo ringraziare il comitato di gestione del Centro e le gentilissime persone dell’Ufficio Anziani, in particolare la sig.ra Renata Buggiani, sempre pronte a spendersi per avviare nuove iniziative a favore della terza età.

Per quanto riguarda il taiji devo dire che, di anno in anno, l’esperienza si rinnova e diventa sempre più appassionante.

Le “anziane” (perché di maschietti se ne sono presentati pochi, finora) del Centro si sono rivelate persone con un forte spirito giovanile, felici di trovarsi a fare qualcosa insieme di positivo e divertente: di anziano, nel senso che comunemente è dato a questo termine, ho visto veramente poco.

Foto di gruppo

Dinamiche, allegre e girovaghe (vuoi per i nipotini, vuoi perché “se non andiamo adesso che possiamo, quando lo facciamo?”), queste donne non stanno mai ferme.

Curiose, sentono il bisogno di un approccio a tutto tondo alla materia del taiji: chiedono cultura, testi per “conoscere la forma” e scoprire le origini storiche, domandano, si impegnano e si divertono; sono interessate a scoprire l’aspetto energetico e “interno” del metodo, qualcuna vorrebbe addirittura cimentarsi con le tecniche di difesa personale.

Foto di gruppoIl “divertimento” provato nei corsi è ben diverso da quello che si prova ballando o andando al ristorante; direi che è più simile a un viaggio: anziché nuove località, si osserva il corpo in movimento e le sue sensazioni.

Ho l’impressione che scoprire il mondo interiore, percepire le sensazioni di un gesto, di un respiro, di una postura, sia per loro un vero “viaggio iniziatico”.

La verità è che, a qualunque età, il viaggio interiore è sempre un’iniziazione: loro non lo sanno e, all’inizio, si sentono in difetto. Pensano alla facilità con la quale i giovani apprendono quello che per loro è cosa difficile, ma poi si rendono conto che anche i giovani fanno fatica ad apprendere e che le loro difficoltà dipendono più dal poco allenamento che dall’età.

20 incontri, uno alla settimana, non possono certo sostituire un allenamento quotidiano. Tuttavia imparano, studiano, si confrontano e magari poi scopri che a casa ripetono qualche esercizio o si mettono in meditazione in una postura di radicamento. Da parte mia l’invito costante che il movimento diventi un nutrimento giornaliero per il corpo e lo spirito.

Tutte loro, anche chi non si allena a casa, scoprono un migliore rapporto con il corpo, maggiore equilibrio e fluidità, non solo nel fisico ma anche nei rapporti personali.

Per meè un vero successo: spiego subito loro che il taiji quan ha molte sfaccettature e può essere al contempo arte marziale, disciplina bionaturale, meditazione in movimento, ginnastica, anche sport volendo.

Il lavoro che propongo loro non è certo marziale, ma tocca il fulcro portante dell’attivazione interna. Loro, sempre curiose, chiedono ogni tanto di vedere come si può applicare quel tal gesto nella “difesa personale” e restano incantate dalla fluidità e dalla morbidezza dei gesti.

La fluidità, la rotondità, l’assenza di spigoli, sono questi gli elementi che le catturano e affascinano.

Finalmente trovano una disciplina grazie alla quale possono vivere il proprio corpo con più gioia e meno dolori, finalmente si trovano a danzare nello spazio e nel loro mondo interiore.

Vedere come, dallo sconforto iniziale per le difficoltà, trasformano il loro sguardo in un sorriso compiaciuto quando iniziano a “girare nel modo giusto” è un motivo d’orgoglio.

Loro ti ricompensano seguendo e sbuffando, lodandoti per la pazienza e la disponibilità, quando sono loro ad avere pazienza per seguire qualcosa di non facile apprendimento e che mette a dura prova le loro abitudini motorie.

Trovarsi a trasmettere loro tutto questo è per me un onore, oltre che un piacere: spero che questa esperienza possa rinnovarsi e ampliarsi in futuro perché vedo che tutti, allieve ed insegnante, stiamo imparando molto da questo contatto.