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Yiquan – Dachengquan: origini ed evoluzione

martedì, 30 Dicembre 2008

a cura di Paolo Magagnato

Premessa

La storia e l’evoluzione del dacheng quan (yi quan) è indissolubilmente legata alla figura del suo fondatore Wang Xiangzhai (1885-1963), considerato il grande riformatore delle arti marziali cinesi. Nella sua vita Wang Xiangzhai fu anche conosciuto con i nomi di Nibao, Zhenghe o Yuseng (Monaco dell’universo).

Si dice che WangXiangzhai abbia fatto più di

mille combattimenti prima di creare il dacheng quan.

Le biografie su Wang Xiangzhai sono molteplici come gli aneddoti che lo riguardano. Per questo, nonostante la possibilità di trovare ancora fonti attendibili tra le persone che hanno direttamente conosciuto Wang Xiangzhai, non è facile districarsi nel mare di notizie e distinguere chiaramente tra realtà e leggenda. Spesso, lo stesso episodio è raccontato in modi diversi e romanzato.

In ogni caso, spero che questo breve profilo, nella sua incompletezza, sia sufficiente a gettare uno squarcio di luce sull’entusiasmante e movimentata vita di Wang Xiangzhai.

La corrente storica all’origine dell’yiquan

Le scuole di arti marziali cinesi si dividono abitualmente in due correnti: esterna e interna.

Lo xin yi quan (“boxe del cuore e dell’intenzione”) è una delle forme di boxe interna fondata, secondo la leggenda, dal famoso generale Yue Fei nell’epoca dei Song del Sud (1127-1279).

Durante la dinastia Ming (1386-1644) un praticante di arti marziali chiamato Ji Jike, nativo dello Shanxi, ritrovò disegni e indicazioni inerenti lo xin yi quan dipinti sulla parete di un tempio del monte Zong Nan.

Ji Jike riuscì a decodificare le tecniche e ricostruì lo stile, dandogli il nome di xing yi quan (“boxe della forma e dell’intenzione”).

Ji Jike insegnò la propria arte ai discepoli Cao Jiwu e Ma Xuelin. Dai Longbong, allievo di Cao Jiwu, la trasmise a Li Luoneng che a sua volta fece lo stesso con Guo Yunshen.

Quest’ultimo, fortissimo combattente, fu soprannominato “pugno demoniaco” quando uccise un avversario con un colpo.

In prigione, limitato nei movimenti per le catene ai polsi e alle caviglie, Guo Yunshen continuò a sviluppare la propria arte migliorando tecniche e posture. Non potendo fare spostamenti ampi, si concentrò sulle tecniche a corta distanza e sulla forza esplosiva.

Tornato dopo tre anni in libertà, semplificò le forme dello stile mettendo l’accento sull’allenamento dello spirito e la naturalezza dei movimenti.

Guo Yunshen fu maestro di Wang Xiangzhai.

Guo Yunshen

Wang Xiangzhai e la creazione del dacheng quan (yi quan)

Wang Xiangzhai (1885-1963)

Wang Xiangzhai nacque il 29 ottobre 1885 nel distretto dello Shenxian, situato nella provincia dello Hebei. Di fragile costituzione, il giovane Wang apparteneva ad una famiglia discretamente agiata e imparentata con la famiglia del più famoso maestro di xing yi quan dell’epoca, Guo Yunshen, che viveva nei pressi del villaggio di Majong. Il padre di Wang Xiangzhai, preoccupato per la salute del figlio, chiese al M° Guo di istruire il piccolo Wang di 8 anni alle arti marziali, affinché si rinforzasse.

Guo aveva perso un figlio in un incidente, era vecchio e non voleva accettare nuovi allievi: cambiò idea un giorno quando il giovane Wang, vedendolo andare nel bosco con la pioggia per praticare i suoi esercizi quotidiani, corse a portargli la giacca, preoccupato per la sua salute. Il gesto del ragazzino commosse il vecchio maestro che da quel momento prese ad insegnargli la parte segreta della sua pratica.

Wang Xiangzhai diventò uno dei successori di Guo Yunshen (insieme a Sun Lutang, Xu Zhanao e Li Kuiyuan): probabilmente il solo ad imparare tutti i segreti del metodo praticato da Guo nella solitudine del bosco.

Nel 1898, a soli 13 anni, Wang Xiangzhai fu incaricato dal suo maestro di insegnare agli addetti alla sicurezza di un ufficio statale: per la prima volta Wang si trovò a sperimentare il combattimento reale.

Nello stesso anno Guo Yunshen morì e il giovane Wang intensificò ulteriormente i suoi allenamenti.

Nel 1907, a 22 anni, Wang Xiangzhai lasciò la città e si arruolò nell’esercito. All’inizio fece l’assistente in cucina, ma quando uno degli ufficiali scoprì casualmente quanto fosse esperto nel combattimento lo nominò istruttore marziale delle truppe scelte.

Nel 1913 divenne famoso perché sconfisse Li Ruidong, fondatore dello stile Li di taiji quan e istruttore personale delle guardie presidenziali.

Durante lo stesso anno Wang diventò capo del reparto dei combattenti senza armi delle forze di terra.

Nel 1915 sconfisse Zhou Ziyan, maestro di tang lang (stile della “mantide religiosa”), che da allora diventò suo allievo.

Nel 1918, a causa dei cambiamenti politici, il reparto dei combattenti senza armi dell’esercito fu smembrato. Wang si recò quindi a sud per studiare con i migliori maestri delle varie arti marziali. In primo luogo si recò al tempio di Shaolin, dove imparò lo xin yi ba (un sistema imparentato con lo xing yi quan) dal monaco Henglin.

Wang ed Henglin diventarono amici: attraverso discussioni e combattimenti amichevoli scambiarono i loro punti di vista nel tentativo di colmare le reciproche lacune.

Il monaco patriarca Ben Hong, malgrado l’età avanzata di 90 anni, diede loro preziosi consigli e istruzioni dai quali Wang ricavò considerevoli benefici.

Il monaco Henglin, chiamato anche Changlin o Xianglin, sembra sia stato successivamente insegnante del giapponese Doshin So, fondatore in Giappone dello shorinji kempo (“boxe del tempio di Shaolin”).

Nella provincia dello Zhe Jiang, Wang si confrontò con Feng Shizang, famoso pugile esperto di wuji lao shou (5 tecniche di percussione con le mani).

Nella provincia dello Hubei Wang studiò successivamente con Xie Tiefu, che apprezzò particolarmente e grazie al quale migliorò notevolmente la sua tecnica.

Tale incontro fu particolarmente importante per Wang Xiangzhai.

Xie era un famoso maestro della provincia dello Fujian: aveva dapprima studiato la boxe del Wudang, poi aveva praticato i metodi di diverse scuole del sud. Egli era particolarmente dotato per lo he quan (“boxe della gru”) ed era considerato con rispetto come il migliore maestro della Cina del sud.

Nel confronto a mani nude con Wang, Xie impiegò le superbe tecniche della gru saltando, aprendo le ali, colpendo con rapidità fulminea; gli agili movimenti del suo corpo erano indescrivibili.

Wang invece primeggiò nel confronto con le armi: con la spada Wang mantenne l’iniziativa e il controllo su Xie, qualunque tecnica costui impiegasse. Nel colpire Wang sembrava lento, ma arrivava invariabilmente prima di Xie.

La reciproca considerazione portò i due a diventare amici. Alla partenza di Wang Xiangzhai, Xie Tiefu dichiarò affettuosamente: “A nord del fiume Yang Tse il signor Wang è il solo a conoscere l’essenza dell’arte marziale”.

Nella provincia di Fujian Wang Xiangzhai fu nuovamente nominato istruttore d’arti marziali dell’esercito locale. In quel periodo venne in contatto con i maestri di he quan Qiazhuang e Jin Shaofeng. Risalendo a nord conobbe il famoso maestro di xin yi quan Huang Muqiao.

Nello Xi’an s’incontrò con il famoso Liu Peixan, noto per la rapidità e la precisione dei suoi calci, e successivamente praticò bagua zhang (palmo degli otto trigrammi) con Liu Fengchun; conobbe inoltre i maestri di taiji quan Yang Shaohou e Yang Chengfu.

Nel 1925, all’età di 40 anni e consapevole dei suoi miglioramenti, Wang Xiangzhai si trasferì a Shanghai per insegnare xing yi quan.

Presto notò che gli allievi mettevano troppa attenzione alla forma esterna e troppo poca all’attività mentale che la produceva; per tornare all’insegnamento originale Wang decise allora di cambiare il nome del metodo in yi quan escludendo l’ideogramma xing (forma), in modo da mettere l’accento sull’importanza dello yi (“intenzione”, “immaginazione”, “volontà”) che permetteva di dare sostanza a qualunque forma.

Inoltre aumentò ampiamente le esercitazioni legate all’attivazione interna, come lo zhan zhuang (“palo eretto”: esercizio di radicamento divenuto base portante del suo insegnamento) e altri metodi d’addestramento simili a quelli attualmente usati nel dacheng quan, diminuendo progressivamente la pratica di forme prestabilite.

Nel 1928, insieme al suo allievo Zhao Enqing, Wang partì per Hangzhou, dove ricoprì la carica di arbitro di combattimento nel Torneo Nazionale di Arti Marziali (San Shou Leitai). Il suo allievo Zhao Enqing (successivamente conosciuto come Zhao Daoxin) vinse tutti i tornei. Da allora Wang fu invitato a Shanghai, città in cui fondò un’associazione di yi quan. E’ di questo periodo l’incontro contro il campione del mondo di boxe di nazionalità ungherese Enger (secondo alcuni il nome era Inge), che insegnava pugilato a Shanghai: Wang lo sconfisse con un solo pugno. Successivamente, lo stesso Enger descrisse il combattimento sulle pagine sportive del “London Times”.

La scuola crebbe e Han Xingqiao, Zhao Daoxin (Zhao Enqing), Zhang Changxin e Gao Zhendong diventarono famosi a Shanghai come ” i quattro guerrieri del diamante “.

In quel periodo Wang scrisse il primo trattato sulla sua arte: “Yiquan Zheng Gui” (“Il corretto sentiero dell’ yi quan”). Wang Xiangzhai insegnava un sistema già molto diverso da quello degli altri maestri di xing yi quan. Nel suo lavoro Wang criticò alcune credenze popolari e distorsioni dell’insegnamento diffuse nell’ambiente dello xing yi quan, pur basando ancora molte delle sue idee sui concetti tradizionali; tali concetti verranno integrati più tardi dall’approccio scientifico.

Durante il soggiorno a Shanghai Wang conobbe Wu Yihui, maestro di liuhebafa, descritto in seguito come uno dei tre maestri più preparati da lui conosciuti.

Wang Xiangzhai nel 1935, insieme ai suoi allievi Bu Enfu, Zhang Entong, Zhang Changxin e Han Xingqiao ritornò alla prefettura dello Shenxian. Lì si concentrò su un nuovo tipo d’addestramento e sugli studi teorici. La maggior parte dei metodi d’allenamento attualmente impiegati nel dacheng quan furono messi a punto e perfezionati in quel periodo.

Due immagini di Wang Xiangzhai in età matura

Nel 1937 Wang si spostò a Beijing (Pechino), dove insegnò e sviluppò ulteriormente la teoria del metodo. In quel tempo Hong Lianshun, maestro di xing yi quan e tantui (“gamba elastica”), era uno dei più grandi praticanti di arti marziali di Pechino. Quando Hong sentì parlare dell’abilità incredibile di Wang Xiangzhai volle sfidarlo. Dopo essere stato sconfitto, Hong diventò suo allievo ed anche gli allievi di Hong passarono tutti sotto la direzione di Wang. Fra loro vi era Yao Zongxun (1917-1985), che poi diventò il successore ufficiale di Wang.

In quel periodo a Pechino si aggiunsero altri allievi tra i quali Dou Shiming, Dou Shicheng, Li Yongzong, Yang Demao, Zhan Zhing, Zhang Fu, Wang Binkui, Yang Shaoqing, Li Wentao, Li Jianyu, Wang Shichuan, Jiao Jingang, Ao Shuopeng, Ao Shuohong, Tong Guocao.

Yao Zongxun (1917-1985)

Nel 1939 Zhang Bi, giornalista e allievo di Wang Xiangzhai, pubblicò una serie d’interviste per il quotidiano Shi Bao (“giornale della verità”), presentando Wang come fondatore del dacheng quan (“boxe della grande realizzazione” o “boxe grande e completa”). Il metodo era infatti completamente diverso dallo xing yi quan e gli allievi volevano rimarcarne la differenza. Obbligato ad accettare tale titolo, sebbene ritenesse che nell’arte marziale non fosse possibile arrivare a un completo adempimento, Wang disse che era suo compito cercare di esserne all’altezza e pubblicò un annuncio dove invitava pubblicamente tutti i maestri di arti marziali a scambiare esperienze e idee con lui. Molti di coloro che si recarono presso di lui, desideravano di solito paragonare le loro abilità e sfidarlo; Wang quindi aveva scelto quattro allievi per rappresentarlo: Han Xingqiao, Hong Lianshun, Zhou Ziyan e Yao Zongxun. Solo dopo la sconfitta di uno di loro lo sfidante avrebbe potuto combattere con Wang: a quanto risulta, nessuno riuscì mai nell’impresa.

Yao Zongxun, in particolare, si mise alla prova in molti combattimenti, battendosi spesso al posto di Wang Xiangzhai quando qualcuno lo sfidava. Yao inoltre si batté diverse volte contro le bande di strada, all’epoca molto numerose a Pechino.

In tal modo accumulò molta esperienza nel combattimento reale.

In quel periodo Wang scrisse “L’asse centrale della via del pugno” conosciuto anche come “Teoria del dacheng quan” o “Yiquan yide” e il fascicolo “Yiquan yao dian” (“I punti importanti dell’yiquan”).

Scrisse anche “Yang sheng zhuang man tan” a proposito delle posture per la salute.

Sempre nel 1940 un esperto giapponese di arti marziali venne a Pechino per misurarsi con Wang Xiangzhai. Si trattava di Ichiro Hatta, 6° dan di judo e rappresentante giapponese della lotta nei giochi olimpici di Berlino del 1936. Il combattimento terminò subito per un colpo di Wang che mise al tappeto lo sfidante. Un altro giapponese cercò il confronto: prima volle provare a colpirlo senza riuscirci, poi provò a batterlo utilizzando solo le prese e la lotta infine, avendo nuovamente fallito, provò a colpirlo con un bastone. Nuovamente non riuscì a portare a termine l’attacco. Rendendosi conto dell’effettiva disparità di livello, chiese ed infine ottenne di essere ammesso come allievo. Questo esperto giapponese si chiamava Kenichi Sawai ed era 5° dan di judo e 4° dan di kendo e iaido. Fu il solo studente straniero ammesso alla scuola di Wang Xiangzhai. Terminata la Seconda Guerra Mondiale, Sawai rientrò in Giappone e chiese a Wang Xiangzhai il permesso di aprire una propria scuola di arti marziali, che chiamò taikiken.

Sawai divenne famoso in Giappone tra gli esperti di arti marziali per la propria capacità nel combattimento reale e per l’onestà con la quale si dedicava alla pratica; divenne inoltre consigliere della scuola di karate kyokushin di Masutatsu Oyama e insegnò ai più alti gradi di quella scuola, formando diversi studenti.

In Giappone il taikiken è quindi considerato un ramo giapponese del kung fu yi quan.

Kenichi Sawai

Nel 1941 Wang Xiangzhai presentò ufficialmente i suoi sei migliori allievi dando loro dei nomi onorifici legati alla pratica, esprimendo in tal modo apprezzamento e considerazione per le loro capacità e abilità.

Questi allievi fecero la cerimonia del Baishi (“inginocchiarsi al maestro”) e furono i soli a ricevere la trasmissione orale completa dell’arte.

Tali allievi erano: Zhao Enqing (Daoxin), Han Xingqiao (Daokuan), Bu Enfu (Daokui), Zhan Entong (Daode), Zhao Fengyao (Daohong) e Yao Zongxun (Jixiang: ji – “proseguire”, Xiang – parte del nome di Wang Xiangzhai).

Benché fosse il più giovane tra gli allievi e quello con minori anni di pratica, Yao Zongxun dimostrò capacità d’apprendimento notevoli diventando il principale successore di Wang Xiangzhai; quest’ultimo gli regalò un ventaglio ornato con ideogrammi a conferimento e prova del ruolo assegnatogli.

Il testo del ventaglio recita:

“Mi vergogno che i miei sforzi siano così goffi e di non essere capace di raggiungere l’apice. Così spero che le generazioni future vi riusciranno. Presento il mio allievo Yao con il nome di Jixiang, il che significa che il seme della scienza marziale non andrà perduto. Egli era povero e senza nessun sostegno fin dall’infanzia, così svolgo il ruolo dei suoi genitori. La sua natura è quella di essere uno scolaro, ma non come il tipico topo di biblioteca. La sua mente è audace e aperta. Pochi potrebbero competere con lui. Con alcuni allievi come Zongxun, so che tutto il mio metodo non andrà perso. Non risparmierò nessuno sforzo, così lo spirito della nostra nazione non verrà mai meno. Io voglio che egli faccia ciò che può, così il popolo potrà trarre beneficio dall’arte marziale. Desidero che le difficoltà non spezzino la sua volontà, così che il suo modo d’essere e le sue aspirazioni trovino l’arcobaleno nel cielo. Io non parlo molto, preferisco il silenzio, ma dentro di me sono fiero di lui. E non mi piacciono questi fantasmi di bue che hanno la pretesa di essere dei draghi. Chiunque con un tale coraggio può sottomettere una tigre, ma per amore di modestia e di pace egli si chinerà perfino davanti a un gatto”.

Negli anni ’40 Wang Xiangzhai insegnava personalmente solo ai suoi vecchi allievi, mentre indirizzava i nuovi a Yao Zongxun. Verso la metà degli anni ’40 Wang cominciò a dedicare maggiore attenzione alla pratica dello yang sheng (“nutrire la vita”) e insegnò personalmente ad un gruppo di praticanti interessati allo sviluppo della salute e dell’attivazione interna.

Alcuni studenti del gruppo furono sua figlia Wang Yufang Chen Haiting, Qin Zhonsan, Bu Yukun, Mi Jingke, Sun Wenqing, Zhang Yuheng, Qi Zhenglin e il Dott. Yu Yongnian.

Nel 1947 Wang Xiangzhai fondò a Pechino l’Associazione di ricerca della scienza del combattimento e iniziò ad insegnare pubblicamente le tecniche posturali per la salute (zhan zhuang gong) nel Parco Zhongshan. Questo gruppo era composto da circa 100 persone e praticava nel “Tempio degli Antenati”, poi diventato “Palazzo della Cultura dei Lavoratori”. L’efficacia terapeutica e l’assenza d’effetti collaterali degli esercizi proposti da Wang Xiangzhai fu in seguito comprovata scientificamente.

Dal 1949 la situazione politica non consentiva di praticare pubblicamente yi quan come disciplina per il combattimento, motivo per il quale l’allenamento continuò in circoli ristretti. Le pratiche per la salute erano invece praticate liberamente.

Nel 1950 Wang Xiangzhai divenne membro del comitato del Consiglio dello Sport cinese e venne nominato vice presidente della sezione di wushu (“arte marziale”) del Comitato di Cultura Medica Cinese: tuttavia Wang abbandonò presto l’incarico e negli anni successivi insegnò quasi esclusivamente gli esercizi per la salute, spostando il suo gruppo al parco di Sun Yatsen.

In seguito alla presentazione alle autorità di una relazione del Dott. Yu Yongnian sul valore terapeutico degli esercizi di zhan zhuang, il metodo fu introdotto in molti ospedali di tutto il territorio cinese. Anche a Wang Xiangzhai fu chiesto di insegnare negli ospedali.

Nel 1958 Wang ebbe una nomina all’Istituto di Ricerca di Medicina Cinese di Pechino, mentre nel 1961 si trasferì all’ospedale di Medicina Cinese di Baoding, nella provincia dell’Hebei e cedette la direzione del gruppo che seguiva a Yao Zongxun, che insegnò anche la versione per il combattimento ad alcuni allievi scelti.

Nel 1959 Wang Xiangzhai scrisse “Yiquan lun”: quest’ultimo testo tratta del modo di praticare correttamente la postura negli anni e delle quattro forme di combattimento libero.

Nel 1962 Wang prese parte al Congresso di qi gong nel quale mostrò alcuni esercizi, seguiti dal pubblico con grande interesse.

Il 12 luglio 1963, all’età di 78 anni, Wang Xiangzhai morì a Tianjin per emorragia cerebrale.

A distanza di anni dalla morte del maestro, alcuni allievi decisero di ritornare al vecchio nome della disciplina (yi quan), ritenendo che solo Wang potesse rappresentare a pieno titolo il termine “dacheng quan”.

Altri allievi, ritennero di dover mantenere il nome di dacheng quan come ideale da raggiungere e in onore del proprio maestro.

Entrambi gli atteggiamenti rivelano la devozione e l’umiltà degli allievi di Wang Xiangzhai.

Documento dell’Istituto di Ricerca Nei-gong di Movimento e Percezione.

Proprietà di Paolo Magagnato. Tutti i diritti sono riservati.

Wing Chun

sabato, 13 Settembre 2008

Wing Chun di Paolo Magagnato

Colma di Soprano

sabato, 13 Settembre 2008

di Sandra F.

Erba – Canzo – strada per MAGREGLIO e a destra SORMANO – PIANI del TIVANO – RIFUGIO La Colma.

Raggiunto il Rifugio La Colma si parcheggia l’auto.

A DESTRA ci si dirige per un’ampia carrareccia che porta al MONTE S. PRIMO a SINISTRA ,rispetto al Rifugio, al MONTE PALLANZONE.

Questa gite sono molto panoramiche e di grande soddisfazione . I rifugi sono accoglienti e soprattutto puliti.

VALMADRERA Superstrada Vallassina (o Valassina) direzione LECCO uscita Valmadrera anche questo posto offre, oltre al panorama superbo, la possibilità di effettuare gite facili e toste come l’arrampicata della famosa OSA (terzo grado con passaggio di quarto).

Non mi dilungo in inutili descrizioni poiché si possono trovare ampie documentazioni nelle apposite librerie del CAI oppure presso il CAI stesso.

Vorrei però segnalare una passeggiata alla Chiesetta San Tomaso e relativo parco- C’è inoltre un percorso che porta ai MASSI ERRATICI .

CIVATE questo è certamente il luogo più vicino a noi. Segnalo il complesso religioso di SAN PIETRO al MONTE dalla bella architettura romanica . Per chi volesse proseguire oltre c’è il rifugio CONSIGLIERI .

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Alpe del Vicerè

sabato, 13 Settembre 2008

di Sandra F.

Per accedere in questo luogo, che offre la possibilità di effettuare varie gite in giornata se si abita a Milano o a Sesto SG, partendo da casa anche sul tardi (ore 9 ) si percorre la Vallassina indi alla rotonda, prima di ERBA, girare a sinistra per ALBAVILLA e percorrere il viale fino all’ indicazione “BUCO DEL PIOMBO” –ALPE DEL VICERE’.

Sempre in macchina salire fino a raggiungere l’ampio parcheggio dell’Alpe del Viceré da li’, a piedi, CAPANNA MARA RIFUGIO AL BOLLETTONE.

Per chi volesse dalla Capanna Mara può salire al MONTE PALLANZONE.

Si può inoltre fare un periplo. MARA – BOLLETTONE

Queste gite sono fattibili in tutte le stagioni: molto divertenti con la neve!

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Wing Chun

sabato, 13 Settembre 2008

Il wing chun (o ving tsun, traslitterando l’ideogramma dal cantonese, yong chun nella pronuncia pechinese) è una scuola di pugilato cinese caratterizzato dall’attenzione alla linea centrale e alla linearità dei movimenti. Wing Chun era probabilmente il nome della ragazza che divulgò il sistema (derivato verosimilmente dalla boxe della gru dello Shaolin quan), diventata famosa per essersi difesa da un pretendente troppo prepotente e molesto.
Per wing chun si intenderebbe quindi “la boxe di Wing Chun”.

Esistono però altre versioni che fanno risalire le parole wing e chun, che insieme vogliono dire “radiosa primavera”, come due termini chiave che si trovavano all’inizio e alla fine dei versetti poetici utilizzati dalle società segrete avverse alla dinastia Manciù: una sorta di codice che permetteva alle diverse scuole di boxe di riconoscersi come sorelle nella lotta agli invasori mongoli.
In tal caso wing chun non indicherebbe il nome di uno stile, ma di una società segreta del sud della Cina che praticava boxe e si preparavano a sovvertire il potere della dinastia al potere.

Esistono diverse correnti di wing chun, delle quali le più conosciute sono quelle derivanti dal famoso maestro Ip Man (Yip Man) che lo diffuse ad Hong Kong.

Ip Man (1893-1972)

La fama di questo stile si deve in parte all’attore Bruce Lee che lo praticò, e in parte al sistema molto diretto e concreto di pugilato, utilizzabile da persone di piccola taglia e in spazi ristretti. Le tecniche, apparentemente scarne e lineari, permettono di rendere istintive reazioni d’attacco e di difesa nel combattimento.
La critica mossa in alcuni casi a questo stile, è l’eccessiva “robotizzazione” dei movimenti; tuttavia questo si deve normalmente più alle fasi del percorso di apprendimento dell’allievo che al sistema in sé il quale permette, una volta raggiunto un livello adeguato, di liberare i movimenti e renderli morbidi come il taiji e gli altri stili della corrente interna.

Studiato in associazione con il taiji quan e il qi gong, si arriva a rendere più facilmente sciolti e spiraliformi i movimenti lineari e diretti del wing chun.
Potremmo anche ribaltare il discorso dicendo che, attraverso il wing chun, si rendono più concreti e diretti i movimenti del taiji quan.

Nella versione insegnata da Ip Man, il metodo consiste in tre forme a mani nude, le tecniche all’uomo di legno, l’uso dei coltelli farfalla e del bastone lungo.
L’esercizio sul quale però si basa l’intero sistema è il chi sao (“mani aderenti” o “mani appiccicose”) simile, per molti aspetti all’esercizio del tui shou del da cheng quan (yi quan).
Nel chi sao, a partire dal contatto, si trova la linea d’entrata tra le braccia dell’avversario e lo si chiude colpendolo e intrappolandolo.

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Percorsi montani

giovedì, 4 Settembre 2008

Alpe del Vicerè di Sandra F.

Colma di Soprano di Sandra F.

COLMA DI SORMANO

giovedì, 4 Settembre 2008

di Sandra F.

Erba – Canzo – strada per MAGREGLIO e a destra SORMANO – PIANI del TIVANO – RIFUGIO La Colma.

Raggiunto il Rifugio La Colma si parcheggia l’auto.

A DESTRA ci si dirige per un’ampia carrareccia che porta al MONTE S. PRIMO a SINISTRA ,rispetto al Rifugio, al MONTE PALLANZONE.

Questa gite sono molto panoramiche e di grande soddisfazione . I rifugi sono accoglienti e soprattutto puliti.

VALMADRERA Superstrada Vallassina (o Valassina) direzione LECCO uscita Valmadrera anche questo posto offre, oltre al panorama superbo, la possibilità di effettuare gite facili e toste come l’arrampicata della famosa OSA (terzo grado con passaggio di quarto).

Non mi dilungo in inutili descrizioni poiché si possono trovare ampie documentazioni nelle apposite librerie del CAI oppure presso il CAI stesso.

Vorrei però segnalare una passeggiata alla Chiesetta San Tomaso e relativo parco- C’è inoltre un percorso che porta ai MASSI ERRATICI .

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